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 Oggetto del messaggio: Botswana: la vera Arca di Noè
MessaggioInviato: 27/05/2010, 12:36 
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Il Botswana è un angolo d’Africa tra la Namibia, il Sudafrica e lo Zimbawe. Il suo territorio ha un’ampissima superficie protetta: ci sono 3 parchi nazionali, 5 riserve naturali ed una vastissima area tutelata dal Wildlife Department. In queste zone si trovano le foreste di Kasane, Kazume e Maikaelelo, i fiumi Chobe e Linyanti, il deserto del Kalahari e l'immenso Delta dell'Okavango (il più grande delta interno del mondo), dove hanno trovato rifugio leoni, giaguari, leopardi, elefanti, ippopotami, coccodrilli, gazzelle, scimmie, struzzi, aquile e aironi e dove il turismo è sostenibile ed ecologico. 164 specie di mammiferi, 550 di uccelli, 157 di rettili, 38 di anfibi vivono libere e 3000 specie di piante crescono rigogliose.
In queste aree protette non esistono tour obbligati, ognuno può creare il proprio itinerario scegliendo e combinando gli spostamenti con i tre mezzi più adatti per il Botswana: jeep, barca e piccoli aerei.
Un consiglio: evitare il periodo da novembre a marzo, l’estate australe, coincidente con la stagione delle piogge. Negli altri mesi il clima è mite e secco, perfetto per una vacanza.

Il Botswana è facilmente raggiungibile in aereo dalle principali città del Sudafrica ma l’”ingresso” principale, il più spettacolare e maestoso, sono senza dubbio le Cascate Vittoria, al confine con Zambia e Zimbawe. Qui sono chiamate Mosy oa tunya,”fumo che tuona” a causa del fragore e degli spruzzi che il fiume Zambesi (che raggiunge qui 1700 metri di larghezza!) provoca quando fa un balzo di oltre cento metri nel gigantesco crepaccio del terreno. Esiste un comodo sentiero che consente di ammirare le cascate da più punti: parte dall'alto e, costeggiando la spaccatura mozzafiato della cascata, arriva fino in fondo al letto del fiume. Lungo il viottolo ci sono panchine di legno e la statua dell’esploratore inglese Johnathan Livingstone, primo europeo che nel 1855 scoprì le cascate e che quando le vide disse: "perfino gli angeli in volo si fermerebbero ad ammirare uno spettacolo come questo".
Affacciato sulle cascate c’è l’imperdibile e legendario Victoria Falls Hotel, in auge da più di un secolo. L’edificio, in stile eldorado, conserva ambienti old british e di sapore coloniale con stanze, giardini, sale da pranzo, personale di servizio che sembrano usciti da un quadro d'epoca. Sia per il pranzo che per la cena viene proposto un ottimo, e anche molto coreografico, buffet con un'ampia scelta di carni, riso, verdure, formaggi.
E’ d'obbligo la giacca con cravatta per gli uomini e abito elegante per le donne se si vuole cenare nella storica sala Livingstone e assaporare così le più autentiche e raffinate atmosfere "fin de siècle". Velluti rossi, candelabri, cristalli e argenteria accompagnano una cena curata fin nei minimi particolari e servita da camerieri in giacca scura e guanti bianchi. Il menù è internazionale, e la specialità sono le carni alla griglia.

“Entrando dalle Cascate”, si raggiunge il Parco Nazionale Chobe, attraversato dall’omonimo fiume, sulle cui rive sorge uno dei più lussuosi e famosi Lodge del Botswana: il Chobe Game Lodge. Le 46 camere e le quattro suite, tutte con terrazza e piscina private, sono all'interno di una costruzione a due piani in stile coloniale che, immersa tra alberi di mopane, acacie e bouganville, si distende lungo la riva del fiume. L'arredamento è molto semplice, interamente in legno. Nelle parti comuni, hall, bar, salotto, grande piscina e giardino, si può ammirare una preziosa collezione di arte e di antiquariato africani formata da maschere, statue, arazzi e tappeti.
Ma il vero spettacolo è fuori il lodge; tenendo sempre a mente che qui gli animali vivono liberi e sono moltissimi, è sconsigliato avventurarsi a piedi per le foreste. Molto meglio la jeep (il tour dura 4/5 ore), da cui poter ammirare molto da vicino, quasi da poterli sfiorare (ma sempre pronti alla fuga se ce ne fosse bisogno), gli elefanti. Questi mammiferi sono più di 50mila in Botswana ed è uno spettacolo osservarli mentre vanno ad abbeverarsi al fiume. Basta spostare di poco lo sguardo per avvistare i leoni, apparentemente docili ma sempre pericolosi. Il giro in jeep non concede pause: ecco zebre, giraffe, impala, babbuini, bufali e una serie infinita di uccelli. Sono così numerosi e si avvicinano così tanto all'auto che persino l'uso del binocolo diventa inutile, così com’è inutile anche quando in motoscafo si va alla "ippo-pool", la piscina degli ippopotami. Nulla di artificiale ma molto semplicemente, un'ansa del fiume Chobe, dove vivono centinaia di ippopotami. Ci si avvicina talmente che i continui sbuffi e i terribili versi di questi enormi animali fanno accaponare la pelle.

Dal parco nazionale del Chobe una comoda e veloce strada asfaltata (circa 200 chilometri) porta a sud, verso il Parco Nazionale di Nxai Pan e la Riserva di Makgadikgadi Pan. Ci troviamo sul bordo del deserto del Kalahari e il paesaggio cambia completamante. Non più le colline e il fitto bush delle regioni settentrionali, ma le distese aride dei "pan", depositi di sale e sabbia. Ed è in questo ambiente lunare, sul bordo delle rare pozze d'acqua, che si incontrano struzzi, orici e migliaia di fenicotteri. Ed è in una di queste immense saline che si possono ammirare i Baines baobabs, un gruppo di giganteschi baobab vecchi di migliaia di anni, che dominano solitari la sterminata pianura circostante.

Risalendo verso nord, in un paio d’ore di jeep, si raggiunge la cittadina di Maun, punto di partenza (l’unico mezzo è l’aereo) per andare alla scoperta del Delta dell’Okavango, considerata dagli autoctoni, l’attrazione più bella dell’Africa australe. Due milioni e mezzo di anni fa il fiume Okavango sfociava nel più grande lago d’Africa, oggi prosciugato; il delta, quindi, si esaurisce nel deserto del Kalahari, aprendosi a ventaglio e ricoprendo una superficie di 22mila km quadrati (più del Lazio!) in cui vivono indisturbati migliaia di animali. Durante il tragitto da Maun, in volo, si può apprezzare e rimanere estasiati dalla spettacolarità della zona.

Nel delta si può alloggiare in uno dei numerosi campi tendati che, al contrario del nome, offrono servizi e sistemazioni a cinque stelle. Il Camp Okavango, è uno dei più lussuosi e isolati. Si trova sull'isola Nxaragha, proprio nel cuore del delta, ed è il posto giusto per godere appieno della natura selvaggia di questa regione, che è un intrico di canali, un rincorrersi di linee e disegni. Questo campo fu fatto costruire da una ricca americana, Jesse Neal, rimasta estasiata dalla bellezza di queste terre e non fu il solo: ne venne realizzato un altro, Il Moremi, nell’omonima riserva naturale.
Il Camp Okavango propone 24 tende immerse nella foresta e molto lontane l'una dall'altra. Ognuna ha arredi raffinati e un bagno privato: a cielo aperto e con le pareti divisorie di canne, permette di fare la doccia in mezzo al verde guardando le bouganville e i pappagalli coloratissimi che schiamazzano sugli alti rami dei mopani. Camp Okavango è la migliore base di partenza per escursioni in canoa nella parte più interna del delta. Il momento più adatto è il mattino presto o il tramonto, quando è più fresco e la luce è meno abbagliante.
I mokoro, le piccole canoe a due posti, hanno una guida che spinge la barca con una lunga pertica, e che conduce i visitarori negli angoli migliori per avvistare aquile pescatrici, aironi, martin pescatori, cormorani, cicogne, ibis. Ma si possono fare anche incontri ravvicinati con i lichi, un'antilope tipica di questa regione, i coccodrilli e gli ippopotami. Si trascorrono così alcune ore tra canneti, papiri e ninfee, in un silenzio che è totale, quasi irreale. E, nelle anse più piccole e tranquille dei canali, ci si ferma a bere qualche bibita fresca e a fare il bagno. Qui l'acqua è limpida e tiepida, infestata al massimo da qualche inoffensivo pesciolino. Anzi, l'acqua del delta è talmente pulita (tecnicamente è definita "biologicamente pura"), che si può tranquillamente bere.
Di sera il Camp offre ogni tipo di confort e prelibatezza, in un ambiente di luci soffuse e mobilio di legno. Dopo la cena ci si può sedere attorno al fuoco e scrutare, nel buio, gli occhi fluorescenti degli animali.

Chi desidera prolungare la sosta nell'Okavango può fare tappa in qualche altro campo tendato del delta. Se si scelgono quelli nella Riserva Moremi, una delle sue parti più "terrestri", si ha l'occasione di cambiare paesaggio e di vedere i moltissimi animali (zebre, giraffe, giaguari, elefanti, facoceri) che vivono in questa zona.

Il paragone tra il Botswana e l’Arca di Noè non è affatto azzardato.



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